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Grasso localizzato: la dieta non basta, ma c’è una soluzione (e non è la liposuzione)

Non è una tua fissazione: è vero che il grasso si accumula soprattutto in alcuni punti precisi del corpo, che possono essere diversi per ciascuno. Ed è vero che quando ti impegni a dimagrire, con la dieta e il movimento, vedi i centimetri ridursi dappertutto tranne che “proprio lì”.
Stiamo per spiegarti come mai questo accade e, soprattutto, come si può risolvere il problema dell’adipe localizzato in modo clinicamente sicuro.

 

Perché il grasso si accumula in una zona del corpo?

Le ragioni per cui si creano le cosiddette adiposità localizzate sono piuttosto complesse, ma in linea generale hanno a che fare con:

  • la genetica: il DNA contiene anche informazioni relative a questo aspetto;
  • il sesso: maschi e femmine tendono ad accumulare l’adipe in modo diverso (ma ci sono delle eccezioni);
  • gli ormoni: la predisposizione ad accumulare il grasso in una specifica zona del corpo dipende soprattutto dai livelli dei vari ormoni durante il ritmo circadiano (sonno/veglia), dal loro rapporto reciproco e dal numero e sensibilità dei recettori endocrini (cioè le cellule che devono intercettare questi ormoni e reagire di conseguenza).

Come vedi, non è possibile decidere dove il nostro grasso andrà ad accumularsi: il nostro organismo è predisposto per ingrassare in alcune aree più che in altre. Vediamo invece che cosa si può fare per combattere l’adiposità localizzata (sì, si può).

 

Come combattere il grasso localizzato

Considerato quanto abbiamo detto, il passo più ovvio è cercare di tenere sotto controllo il peso in generale, attraverso un’alimentazione corretta e uno stile di vita sano. Seguire una dieta e fare movimento è comunque una buona idea, ma è sufficiente a eliminare il grasso localizzato?
Diciamo che i cuscinetti di grasso concentrati in un punto specifico sono sempre gli ultimi ad andarsene, per così dire: magari riesci a perdere chili e centimetri di circonferenza addominale, ma quella pancetta o quella “maniglia” rimangono sempre lì.

E quindi? Resta solo la liposuzione?

Anche se in alcuni casi la liposuzione può essere una risposta adatta, si tratta comunque di un intervento invasivo e costoso che, in molte situazioni, non è nemmeno necessario. C’è qualcos’altro che puoi provare.

Dare al corpo gli stimoli giusti

L’unica arma a disposizione per contrastare la predisposizione all’accumulo adiposo in una zona specifica del corpo è dare al nostro organismo gli stimoli giusti:
1. la dieta corretta per stimolare il meccanismo del dimagrimento più adatto al grasso localizzato;
2. uno stile di vita che faccia funzionare al meglio il tuo sistema endocrino;
3. un trattamento medico-estetico focalizzato per sciogliere localmente il grasso, con tecniche scientificamente dimostrate, senza false promesse.

LabQuarantadue ha messo a punto un protocollo di intervento globale dall’efficacia comprovata, che combina:
– una dieta personalizzata basata sul modello VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet);
– un monitoraggio metabolico per intercettare eventuali squilibri e resistenze;
– un trattamento medico-estetico mirato;
– consigli e istruzioni per impostare abitudini alimentari corrette e comportamenti funzionali.

Sciogliere il grasso ostinato: perché non basta la dieta

Torniamo un momento sul punto 2 qui sopra: che cosa significa che dovresti far funzionare al meglio il tuo sistema endocrino per bruciare le adiposità localizzate?
Semplificando, il grasso localizzato dipende dagli ormoni ed è sensibile agli squilibri ormonali; gli ormoni sono “governati” dal sistema endocrino. Ottimizzare il tuo sistema endocrino è quindi il modo migliore per aiutare la dieta e i trattamenti estetici a sciogliere i cuscinetti ostinati.

Ecco cosa puoi fare.

  • Cerca di mantenere un ritmo sonno/veglia costante: andare a letto e svegliarsi a orari regolari aiuta letteralmente gli ormoni a restare in equilibrio.
  • Riduci fin dove è possibile le ragioni di stress: stressarsi fa innalzare un ormone chiamato cortisolo che è anche responsabile degli accumuli di adipe.
  • Verifica, con il supporto di un team medico competente, se hai già uno squilibrio ormonale (in particolare nei livelli di estrogeni e testosterone), ma anche un eventuale problema nel metabolismo del glucosio: è un aspetto anch’esso influenzato dagli ormoni, è “invisibile” ma molto determinante per le difficoltà di perdere peso.

Non dimagriamo tutti allo stesso modo

Con tutti questi fattori a influenzare la distribuzione del grasso corporeo, è evidente che, come non tutti ingrassiamo allo stesso modo, così non dimagriamo allo stesso modo: è fondamentale personalizzare sia la dieta, sia i controlli medici, sia l’impostazione di abitudini finalizzate alla perdita di peso.

Infatti, avrai notato che:

  • non tutte le parti del corpo dimagriscono alla stessa velocità;
  • il rapporto fra cibo e peso cambia nel corso della vita e della fase biologica;
  • il grasso può “cambiare posizione” a seconda dell’età, dello stile di vita e dei livelli di stress.

Per questo, se vuoi ridurre gli inestetismi derivanti dall’adipe localizzato, è davvero importante rivolgerti a un team multidisciplinare preparato e seguire un programma che sia completo di tutte le parti necessarie: educazione alimentareottimizzazione delle caloriemonitoraggio metabolico e impostazione di routine vincenti. Sarà una vera liposuzione non chirurgica: insegnerai al tuo corpo a bruciare il grasso localizzato, e ti sentirai anche meglio.

Dieta chetogenica VLCKD: come dimagrire in 21 giorni

Preparati per una remise en forme last minute dopo Pasqua, grazie alla dieta VLCKD.

Se durante le feste hai fatto qualche strappo alla regola e vuoi rimetterti in forma velocemente in vista della prova costume, evita il fai da te e le diete dalle promesse “magiche” e affidati a un programma alimentare serio e clinicamente sicuro.
La dieta chetogenica VLCKD viene consigliata dai nutrizionisti da molti anni e dà davvero dei risultati rapidi, ma deve essere ritagliata sul singolo individuo e seguita sempre sotto il controllo di esperti.

 

Che cos’è la dieta chetogenica VLCKD

VLCKD sta per Very Low Calorie Ketogenic Diet, ovvero “dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico”. Come si deduce dal nome, si tratta di un regime alimentare che è basato sui principi della dieta chetogenica ed è formulato secondo uno schema VLCD, ovvero puntando all’assunzione di poche calorie, circa 600-800 Kcal al giorno.
In sostanza, vengono valorizzate le proteine (soprattutto quelle di origine vegetale) diminuendo drasticamente l’apporto di carboidrati e grassi.
Non si tratta, come a volte si crede, di una dieta iperproteica (tipo “dieta del culturista”); la dieta chetogenica introduce infatti una quantità normale di proteine, ed è proprio questa la ragione per cui funziona: l’organismo non consuma le proteine della massa muscolare, e smaltisce invece le riserve adipose.

 

A chi serve la dieta chetogenica VLCDK

La cheto a basso apporto calorico è una dieta per perdere peso velocemente: è pensata quindi per persone con sovrappeso o obesità che hanno la necessità di dimagrire rapidamente, in modo da raggiungere un “punto di partenza” adeguato per impostare un piano alimentare corretto di più lunga durata.
È indicata anche per rimettersi in forma dopo gli “stravizi” delle feste o dopo un periodo di inattività, quando si è perso il ritmo delle buone abitudini.

 

Perché la VLCKD funziona

Il vantaggio principale della dieta chetogenica a basso apporto calorico è che induce l’organismo a consumare velocemente le riserve di grasso superfluo senza intaccare la massa muscolare: questo, a differenza di altri regimi, permette di conservare la muscolatura tonica perdendo solamente il grasso in eccesso.
Questo tipo di dieta è stato formulato per la prima volta negli anni Settanta, e in origine non era nemmeno pensato per il dimagrimento: nasceva per migliorare le condizioni di salute di pazienti colpiti da patologie come l’epilessia. Durante le sperimentazioni, gli studiosi si resero conto che al benessere generale prodotto dalla dieta si univa il “vantaggio collaterale” della diminuzione del grasso corporeo senza che diminuisse la massa muscolare.
In questo caso, quindi, i 21 giorni di remise en forme veloce non sono un miraggio: in questo tempo così breve è davvero possibile perdere tanto peso, compatibilmente con gli obiettivi impostati insieme al nutrizionista.

 

Perché la dieta chetogenica VLCKD è sicura

La dieta VLCKD viene utilizzata con successo da oltre 40 anni e ha ricevuto diversi riconoscimenti scientifici importanti. Fra i più recenti, nel 2014 ha ricevuto validazione dalla Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica come trattamento efficace per l’obesità, e nel 2019 è stata inserita fra le pratiche fortemente raccomandate nelle Linee guida della Società Italiana di Endocrinologia.

LabQuarantadue la inserisce da sempre nei propri protocolli di dimagrimento veloce, laddove questa soluzione sia necessaria e pertinente.
La dieta chetogenica è sicura, quindi, a patto che:

  • venga prescritta da un team di esperti;
  • sia personalizzata sulle caratteristiche e lo stato di salute generale del singolo individuo;
  • sia seguita secondo le istruzioni e soltanto per il tempo indicato dallo specialista.

 

Quanto dura la dieta chetogenica

Il periodo ideale per fare la dieta chetogenica very low calorie dura 3 settimane: sono davvero sufficienti 21 giorni per perdere peso, e non si tratta (come accade in alcuni regimi non verificati) di perdita di liquidi o di massa muscolare, ma di consumare letteralmente solo la massa grassa.
Si tratta di un programma alimentare di dimagrimento che funziona molto bene, ma che deve restare circoscritto nel tempo, per essere poi sostituito da una dieta di mantenimento formulata diversamente e, soprattutto, dalla consapevolezza di quali siano le abitudini corrette per mantenere il peso forma.

 

La dieta chetogenica è facile da seguire

Superati i primi due o tre giorni, nei quali è possibile avvertire la sensazione di “non aver mangiato abbastanza”, la dieta VLCKD è molto facile da seguire: l’apporto di proteine risulta saziante e la presenza dei corpi chetonici, sostanze che si “liberano” durante lo smaltimento naturale dei grassi di deposito nel corpo, fornisce all’organismo la corretta sensazione di sazietà. Inoltre i carboidrati non vengono eliminati, ma solo ridotti: questo evita che il metabolismo si squilibri, cosa che attiverebbe proprio quella fame ingestibile tipica delle diete ipocaloriche non ben bilanciate.
In sostanza, questo piano alimentare della durata di soli 21 giorni è molto più efficace e semplice da seguire, senza sofferenze, rispetto ad altri tipi di diete.

 

La dieta chetogenica va bene per tutti?

In linea generale, la cheto non ha controindicazioni e può essere seguita da persone di età e corporatura diversa, ad eccezione di persone molto anziane e donne in gravidanza.
È assolutamente indicata anche in caso di diabete, patologie cardiovascolari, sindrome dell’ovaio policistico e nei casi di obesità grave con comorbidità complessa.
Ciò non toglie che ogni organismo è differente, e dunque una dieta veloce deve essere adattata al singolo caso e personalizzata accuratamente, sulla base delle informazioni che il medico raccoglie nel primo colloquio con il paziente.

Sgarrare la dieta ostacola la perdita di peso?

Sgarrare la dieta è davvero “grave” per chi sta seguendo un piano di dimagrimento, o ci si può perdonare qualche deviazione dalla linea? Ecco cosa ne pensano i nutrizionisti.

 

Stare a dieta durante le feste

Rispettare la dieta è difficile sotto le feste: siamo abituati a collegare alla Pasqua l’idea delle uova di cioccolata e della tavola imbandita da condividere con parenti e amici, e rinunciare ai piaceri del gusto ci sembra un delitto. Sono sentimenti normali e comprensibili. Qualcuno sarà riuscito a tenere duro e non assaggiare nessuna pietanza “incriminata”, ma è oggettivamente probabile avere sgarrato almeno un po’, almeno la domenica pasquale. È “grave”?

 

Che cosa succede se si sgarra la dieta durante le feste

Molti regimi di dimagrimento hanno un giorno libero, nel quale (entro certi parametri) è ammesso mangiare in modo meno regolato: vengono anche chiamati cheat days e, in determinati piani alimentari, servono per permettere al corpo di recuperare alcuni nutrienti tenuti sotto controllo nel resto della settimana.
Se naturalmente questo non deve significare abbuffarsi senza limiti, dimostra il fatto che un giorno ogni tanto di relativa tolleranza non nuoce alla dieta. In effetti il metabolismo non viene modificato se non in modo trascurabile da un “giorno di sgarro” soltanto, perché si modifica in tempi più dilatati.
L’importante è che questa giornata di “extra” un po’ sopra le righe non diventi quindi un’abitudine costante all’esagerazione, sia sul piano del cibo che su quello dell’alcol: l’attenzione infatti non va data solo alle calorie, ma anche allo stile di vita sano in generale.
È del resto dimostrato che la regolarità nelle abitudini alimentari, di movimento, di ritmo sonno/veglia influenzano davvero la risposta del corpo a un programma di dimagrimento sul lungo termine.

La componente psicologica

Portiamo l’attenzione su una questione molto delicata: per dimagrire non serve solo il corpo, ma anche la mente e l’equilibrio emotivo.
Se l’idea di saltare la dieta per un giorno ti provoca forti sensi di colpa, ansia, umore depresso e influisce negativamente sulla sensazione di “farcela”, potresti avere bisogno di un po’ di aiuto: chiedi un colloquio psicologico per tenere sotto controllo questi sentimenti, che sono naturali e comunissimi, ma possono diventare difficili da gestire e controproducenti.
LabQuarantadue riserva molta attenzione all’aspetto emotivo nei percorsi di perdita di peso, proprio perché entrano in gioco fattori complessi come la percezione di sé, l’autoefficacia, la resistenza al cambiamento, fino a giungere a veri e propri disturbi del comportamento alimentare che necessitano senza dubbio di un supporto psicologico. Non esitare a chiedere un consiglio, se ne senti il bisogno!
In ogni caso, condividere la tavola con le persone amate rimane un piacere anche se si è a dieta, e sentirsi allegri e circondati di affetto è sempre molto importante. Se ti sembra di avere un po’ esagerato a tavola per Pasqua, insomma, niente panico: fai tesoro del buonumore che ne hai ricavato, rimetti a fuoco l’obiettivo e cerca di recuperare la giusta routine per tornare in equilibrio.

Qualche eccesso pasquale? Riparti dalla tua routine

È questa la cosa veramente importante: se ti è capitato di uscire dai limiti della tua dieta per un giorno o due, ciò che conta è la capacità di rimetterti in carreggiata riaccendendo la motivazione.
Può esserti di aiuto ripassare i consigli ricevuti dal nutrizionista, ricordare quale obiettivo hai impostato e perché esso è così importante per te, per la tua salute e per la tua possibilità di sentirti bene, felice dentro al tuo corpo.
Non occorre “punirti” per avere sgarrato: non importi allenamenti estenuanti o rinunce eccessive, che possono sortire addirittura l’effetto opposto. Ricomincia semplicemente a lavorare con costanza sulle tue abitudini e vai avanti nella direzione intrapresa.

Ovaio policistico: cosa c’è da sapere per stare meglio

La PCOS, o Sindrome dell’Ovaio Policistico, è un disturbo diffuso: scopriamo le cause e le strategie di cura.

Che cos’è l’ovaio policistico

Si tratta di un problema di origine ormonale che causa la formazione di follicoli ovarici vuoti o di piccole cisti sulle ovaie.

Cause della Sindrome dell’Ovaio Policistico

Ancora oggi la causa della sindrome non è stata individuata in modo preciso. Ciò che si può verificare con certezza è che le ovaie delle pazienti producono troppi ormoni maschili, il che interferisce con la regolare ovulazione.
Direttamente collegata a questa patologia è l’insulino-resistenza, ovvero la scarsa capacità dell’organismo di reagire all’insulina, il che comporta un innalzamento della glicemia nel sangue. Da questi elementi si parte per impostare le soluzioni efficaci contro la Sindrome dell’Ovaio Policistico e i percorsi terapeutici adeguati, di cui parleremo fra poco.

Ovaio policistico e sovrappeso

Come accade per numerose altre patologie, sovrappeso e obesità si collocano sia fra le cause, sia fra le possibili conseguenze della sindrome.
È un fatto che quasi l’80% delle donne con PCOS ha un problema con il peso; dimagrire con l’ovaio policistico è più difficile, ma è possibile; inoltre, perdere peso aiuta a ridurre i sintomi e i rischi correlati.

Quante persone soffrono di Sindrome dell’Ovaio Policistico?

La sindrome interessa, in media, una percentuale compresa fra il 5% e il 7% delle donne. La fase nella quale è più frequente sviluppare questa patologia si colloca nell’età fertile: ci sono casi di ovaio policistico a 14 anni, in adolescenza, e naturalmente l’approccio da seguire sarà diverso
rispetto a quello adatto a una donna di 30 o 40 anni.

Ovaio policistico sintomi

Gli indicatori “visibili” di una possibile Sindrome dell’Ovaio Policistico sono:
– mestruazioni irregolari e talvolta dolorose
– irsutismo (crescita di numerosi peli in zone normalmente glabre)
– acne
– aumento di peso insolito e difficile da tenere sotto controllo.

Ovaio policistico a chi rivolgersi

Per diagnosticare la PCOS non è sufficiente notare i sintomi appena elencati: è indispensabile che il personale medico sottoponga la paziente ad analisi accurate che comprendono la verifica di una eventuale insulino-resistenzatest ematici specifici ed ecografia per identificare, fra l’altro,
eventuali cisti ovariche.
Per la diagnosi di ovaio policistico il primo riferimento è il medico di base o, direttamente, il ginecologo di fiducia. Per una valutazione completa è importante consultare anche un endocrinologo e uno specialista in malattie metaboliche. Per la gestione della patologia accertata sarà di grande aiuto anche un nutrizionista.

Chiaramente la scelta ideale consiste nell’affidarsi a un team multidisciplinare che possa prendere in carico la PCOS nel suo complesso, fornendo risposte coerenti.

Ovaio policistico quali sono i rischi

Le donne con ovaio policistico devono mantenere la propria salute attentamente monitorata per evitare di incorrere in alcune patologie alle quali risultano più esposte della media:
– diabete e altre malattie metaboliche;
– malattie cardiovascolari.

Un aspetto delicato connesso alla PCOS è quello della fertilità, che potrebbe risultare compromessa (ma non accade sempre e, in ogni caso, ha vari gradi), e dei rischi in gravidanza, dal momento che chi ha la sindrome ha maggiori probabilità di:
– non riuscire a portare a termine la gravidanza;
– sviluppare il diabete gestazionale;
– incorrere nella gestosi o in altri problemi di natura ostetrica.

Ovaio policistico come si cura

Tecnicamente non si “guarisce” dalla PCOS: si tratta di una condizione che non si può risolvere al 100%. Questa affermazione non deve scoraggiare, perché in realtà si può curare l’ovaio policistico, intervenendo in modo da ridurre sensibilmente sia i sintomi, sia i fattori che costituiscono un
rischio di incorrere in aggravamenti o patologie correlate.

-Esistono farmaci specifici per tenere sotto controllo la PCOS. Gli specialisti di LabQuarantadue propongono, a seconda dei casi, una terapia a base di Metformina o Liraglutide.
– I farmaci da soli non bastano: la vera risorsa per curare l’ovaio policistico è modificare il proprio stile di vita e curare la propria dieta. Per gestire la PCOS è fondamentale fare una regolare attività fisica e seguire una dieta personalizzata che permetta di perdere chili, se necessario, e scongiurare l’aumento di peso legato alla patologia.

Dimagrire con l’ovaio policistico

Mantenere il peso forma è davvero importante per controllare la PCOS, e l’alimentazione corretta è indispensabile allo scopo di regolare il meccanismo dell’insulina, che può essere compromesso.
C’è effettivamente un nesso fra ovaio policistico e difficoltà a dimagrire: per questo è necessario un percorso di dimagrimento specifico impostato da professionisti, che devono lavorare con un approccio multidisciplinare integrato.
Per contro, perdere peso ridurrà anche i disagi dovuti alla sindrome, con un vantaggio per il benessere generale e la qualità di vita.

Ovaio policistico alimentazione

Esiste la giusta dieta per chi ha l’ovaio policistico, ma non è identica per tutte: è bene rivolgersi solo a specialisti competenti in grado di eseguire una valutazione accurata.
Nell’esperienza di LabQuarantadue, il regime alimentare che dà i risultati statisticamente più efficaci per le donne con PCOS e problemi di sovrappeso si basa sulla dieta chetogenica.
Essa deve essere adattata alla singola paziente e personalizzata tenendo conto dell’intera condizione psicofisica, dell’età e della compliance rispetto alle terapie.
Un supporto psicologico durante le fasi più impegnative del percorso di dimagrimento è fortemente consigliato, per un risultato durevole e coerente.

Consapevolezza e prevenzione

In linea generale, una buona consapevolezza alimentare costituisce un importantissimo fattore preventivo che consente di evitare l’ovaio policistico in soggetti predisposti, o tenerne sotto controllo gli effetti, sul nascere.
Un consiglio davvero universale è dunque di ottimizzare il proprio stile di vita facendo movimento, evitando fumo e abuso di alcolici, seguendo una dieta sana e bilanciata.

Obesità: quali sono i rischi e come intervenire

Oggi, 4 marzo, si celebra il World Obesity Day, per sottolineare con più forza che l’obesità è uno dei problemi di salute pubblica più impegnativi del nostro secolo.

L’obesità è una vera malattia e non deve essere sottovalutata. È anche curabile, se affrontata con il giusto approccio multidisciplinare.

Quando si può parlare di obesità?

La condizione di obesità si valuta misurando un parametro biometrico chiamato Indice di massa corporea (IMC), o Body mass Index, che mette in rapporto il peso e il quadrato dell’altezza.
Una persona può essere definita clinicamente obesa se il suo IMC è maggiore di 30.
– Un indice fra i 30 e i 34,9 indica un’obesità cosiddetta di primo grado;
– un IMC superiore a 35 identifica l’obesità di secondo grado;
– sopra l’IMC 40 si ha l’obesità di terzo grado, la condizione patologica più seria.
– Un individuo il cui IMC sia fra 25 e 29,9 è considerato pre-obeso, ovvero in una condizione di sovrappeso che richiede un attento monitoraggio.

Oggi, in Italia, la condizione di obesità tocca una persona su dieci. Di fronte a questi dati, LabQuarantadue rafforza costantemente il proprio impegno nel campo della prevenzione e dell’informazione.

I rischi dell’obesità

Se a livello sociale l’obesità appare come un fattore prevalentemente estetico (spesso causando un vero pregiudizio ai danni delle persone coinvolte), ciò che è importante comprendere è che si tratta di una reale patologia che ha conseguenze di vario tipo sulla salute, alcune delle quali molto serie.
L’obesità di tipo 1, 2 e 3 ha infatti una correlazione dimostrata con:
– cancro (soprattutto quello che interessa il tratto digerente, il fegato, il seno e l’endometrio);
– diabete e patologie metaboliche;
– malattie cardiovascolari;
– patologie del sistema endocrino;
– disfunzioni sessuali e problemi di fertilità.

Inoltre l’obesità è causa di numerosi disturbi di entità minore (per esempio a carico della circolazione periferica, delle articolazioni, della cute, della digestione, del sonno) e disagi quotidiani che senz’altro influiscono sulla qualità della vita.
Ultima ma non meno importante è la ricaduta sulla vita emotiva e relazionale: è dimostrata l’influenza reciproca fra il forte sovrappeso e condizioni di ansiadepressioneritiro socialedisturbi del comportamento alimentare.
Queste parole non devono servire a spaventare: infatti, l’obesità si può curare e le patologie correlate si possono prevenire o tenere sotto controllo.
Curare l’obesità con un approccio multidisciplinare LabQuarantadue, in decenni di lavoro al servizio di pazienti con sovrappeso e obesità, ha verificato
sul campo la necessità di un approccio integrato e ha sviluppato dei protocolli di intervento capaci di dare risultati sicuri e durevoli.
Il primo passo riguarda la nutrizione consapevole: un regime alimentare studiato da specialisti è indispensabile, tanto quanto il ricorso a un’attività motoria commisurata alle possibilità del paziente.

In alcuni casi è necessario fare ricorso ad una terapia farmacologica. Attualmente in Italia, i farmaci autorizzati per la terapia dell’obesità negli adulti sono l’Orlistat, la Liraglutide e Naltrexone/Bupropione, indicati nei pazienti obesi con indice di massa corporea (BMI) maggiore o uguale a 30 kg/m2, o nei
pazienti in sovrappeso (BMI ≥ 27 kg/m2) con fattori di rischio associati.
Nei casi di obesità di secondo e terzo grado, possono essere proposte soluzioni di tipo chirurgico o dispositivi poco invasivi come il palloncino intragastrico Allurion.

Ciò che spesso manca nei trattamenti per l’obesità e il sovrappeso è l’integrazione fra prospettive e specialisti diversi: per esempio, è fallimentare proporre una soluzione che non coinvolga l’aspetto psicologico e non preveda un supporto psicoterapeutico costante, fondamentale durante un percorso personale che è oggettivamente impegnativo.
Inoltre, la comunicazione e la sinergia fra i medici che si prendono cura dello stesso paziente è essenziale per impostare un programma personalizzato efficace e senza rischi. La persona, con la sua storia e le sue difficoltà, deve essere messa al centro della terapia ed essere protagonista del cambiamento, diventando il proprio migliore alleato.

Dimagrire: ecco perché funziona il digiuno intermittente

Parliamo di digiuno intermittente: che cos’è, come farlo in sicurezza e perché funziona per perdere peso.

Digiuno intermittente per dimagrire: che cos’è

Il digiuno intermittente è, più che una dieta, una routine di alimentazione da adottare temporaneamente.

Semplificando, si può dire che il cosiddetto intermittent fasting mima le condizioni del digiuno attraverso dei periodi (ore o giorni) nei quali sostanzialmente non si mangia nulla.

Come si fa il digiuno intermittente

Esistono diversi schemi di digiuno intermittente, ciascuno adeguato a differenti situazioni e obiettivi. Solo uno specialista può consigliare il percorso migliore: è fondamentale essere seguiti da un esperto durante questa pratica, anche perché – come vedremo – essa non è adatta a tutti.

  • Schema eat-stop-eatsi digiuna per 24 ore, per una volta o due alla settimana. Questa soluzione dà buoni risultati per l’obesità.
  • Schema 5:2 o dieta fast: per cinque giorni si mangia regolarmente; per due giorni si mantiene un regime a basso apporto di calorie (max 500-600 calorie, ovvero da ½ a ¼ dell’introito abituale, bilanciate fra proteine (11-14%), carboidrati (42-43%) e grassi (46%). Questa soluzione ha dato buoni risultati anche per contrastare l’insulino-resistenza.
  • Schema 16/8 o dinner cancelling: si tratta in sostanza di saltare la cena, mantenendo 16 ore senza alimentarsi, e 8 in cui si mangia normalmente e si può fare attività fisica.

Esistono anche altre possibili combinazioni, non tutte consigliabili e riconosciute sul piano medico: meglio informarsi presso un centro specializzato come LabQuarantadue, senza lasciarsi confondere dalle promesse della Rete.

 

A chi serve il digiuno intermittente

Questo regime è stato ideato soprattutto pensando a chi deve perdere peso, in modo importante e relativamente veloce. È quindi indicato in linea generale per chi è in sovrappeso o è obeso.

 

Perché funziona il digiuno intermittente

Il primo effetto del digiuno è che, introducendo meno calorie, si contrasta l’aumento di peso. L’intermittent fasting fa dimagrire perché, non ricevendo le calorie di cui ha bisogno, l’organismo intacca le “riserve”: queste scorte sono costituite dagli accumuli di grasso, soprattutto quelli localizzati su cosce e addome, che appunto si ridurranno abbastanza rapidamente.

Più sul lungo termine, digiunare produce una risposta nel metabolismo: dà una sorta di sferzata all’attività metabolica, rimettendola in equilibrio.

Infine, a livello fisico ma anche psicologico, impegnarsi in un cambiamento di abitudini alimentari innesca un circolo virtuoso che, una volta interrotta la pratica del digiuno, aiuterà a mantenere un comportamento nutrizionale adeguato.

 

I vantaggi del digiuno, oltre alla perdita di peso

Secondo i più recenti risultati della ricerca medica:

  • esaurire le riserve di glucosio e di grasso aumenta la resistenza allo stress delle cellule e ne riduce la risposta infiammatoria, che è tipica della condizione prolungata di sovrappeso;
  • cambiare le abitudini alimentari modifica anche l’equilibrio ormonale, promuovendo l’attività degli ormoni alleati del consumo di grassi (come il testosterone) rispetto a quelli che hanno invece l’effetto opposto;
  • si produce un abbassamento della pressione sanguigna;
  • viene incoraggiato il rinnovamento cellulare dei tessuti e la rigenerazione del sistema immunitario;
  • intervenendo su insulino-resistenza, infiammazioni, risposta allo stress e pressione sanguigna, la dieta intermittente ha un possibile vantaggio a lungo termine nella prevenzione di patologie tipiche di uno stile di vita sregolato, come ipertensione, diabete, sindrome metabolica, ictus, malattie di origine infiammatoria (colite, morbo di Crohn), tumori, ma anche nella prevenzione di Alzheimer e Parkinson, grazie all’effetto protettivo sulla salute cerebrale.

 

Il digiuno intermittente è difficile da seguire?

Questo tipo di dieta può sembrare impegnativo, ma in realtà è più facile di quanto si pensi. In primo luogo, ha una durata limitata nel tempo e produce dei risultati visibili, che incoraggiano a portare a termine il percorso.

Inoltre, nella vita di tutti i giorni può essere più difficile seguire una dieta bilanciata a ogni pasto rispetto alla possibilità di mangiare senza troppi limiti (purché senza esagerazioni) e digiunare per una porzione tutto sommato piccola della propria settimana.

 

Precauzioni ed effetti collaterali del digiuno

Il digiuno intermittente non è adatto a tutti, e deve essere un team di specialisti (medico di base, nutrizionista, psicologo, endocrinologo) a valutare caso per caso se questo regime può essere applicato senza rischi.

Non possono sottoporsi al digiuno:

  • ragazzi e ragazze nell’età dello sviluppo;
  • persone anziane;
  • donne in gravidanza;
  • persone interessate da una patologia cronica;
  • persone che hanno un disturbo del comportamento alimentare o un rapporto emotivamente problematico con il cibo: in quest’ultimo caso il digiuno potrebbe indurre o aggravare il disturbo.

 

Effetti collaterali: cosa aspettarsi

In linea generale il digiuno intermittente non dà effetti negativi rilevanti. È possibile tuttavia andare incontro a

  • irritabilità;
  • difficoltà (fisica e psicologica) a gestire la fame;
  • mal di testa.

Questo accade soprattutto durante i primi giorni in cui si applica la disciplina del digiuno intermittente.

In ogni caso, il digiuno intermittente in tutte le sue forme deve essere praticato per un periodo limitato di tempo e sotto stretto controllo medico. Anche l’attività fisica deve essere programmata seguendo le indicazioni del team clinico.

È importante che il digiuno non sia percepito come una “scorciatoia” per dimagrire in fretta: certamente fa perdere peso, e aiuta a ripartire con il piede giusto, ma non sostituisce un impegno durevole per ritrovare equilibrio e benessere.

 

Fonti: New Journal of Medicine, Jama Network Open, Fondazione Veronesi.

La psicoterapia in un percorso di perdita di peso

Il problema dell’obesità e del sovrappeso richiede certamente un approccio clinico di tipo medico e l’attivazione di un regime alimentare adeguato. Tuttavia, da sole queste imprescindibili risorse non sono sufficienti: occorre considerare anche la psiche, ovvero come il paziente si sente, quali emozioni prova e come tende a reagire, nella vita di tutti i giorni. Per questo l’approccio clinico viene integrato con la psicoterapia.

Perché la psicologia aiuta a perdere peso?

Non si può prescindere dall’aspetto psicologico in un percorso di dimagrimento, specie se si ha a che fare con un sovrappeso importante. Le ragioni per le quali una persona raggiunge una massa molto al di sopra della propria norma, fatica a integrare e mantenere abitudini corrette o non riesce a prendersi cura della propria salute si radicano solidamente nel mondo della psiche oltre che in quello strettamente organico (forse più facile da percepire).
Il supporto psicologico è un’esigenza e un diritto importante per chiunque intraprenda un percorso di cambiamento impegnativo, come il perdere chili, che richiede una costante motivazione e porta con sé inevitabili momenti di sconforto o cali di fiducia.

La persona è un sistema complesso

Alla base della filosofia d’intervento di LabQuarantadue c’è la presa in carico dell’individuo come un “intero”: il corpo e la mente risiedono nello stesso organismo, le emozioni e le azioni influiscono costantemente nel nostro funzionamento biologico. Ignorare il fattore psichico sarebbe, semplicemente, privo di senso ai fini di un risultato concreto.
Per questo, nel nostro team coinvolgiamo psicologi e psicoterapeuti specializzati nelle problematiche legate al comportamento alimentare.
Il compito di questi professionisti è aiutare chi si rivolge agli ambulatori LabQuarantadue a riuscire nell’intento fondamentale di modificare il proprio stile di vita, e a mantenere la direzione nel tempo.

L’approccio della terapia cognitivo-comportamentale

La psicoterapia e l’approccio cognitivo-comportamentale risultano più adatti per sostenere un individuo durante una fase di cambiamento della propria routine. Semplificando, lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale:

  • permette di riflettere su atteggiamenti e meccanismi mentali che ostacolano il benessere;
  • sostiene la motivazione al cambiamento e all’impegno;
  • fornisce strategie cognitive fondate su una solida base scientifica, adeguate a rendere più facile e durevole il cambio di abitudini;
  • insegna tecniche per contrastare l’ansia e per prevenire le ricadute;
  • non dice cosa fare: piuttosto, aiuta a capire cosa fare e a riuscire a metterlo in pratica, in un’ottica di ascolto e rispetto.

In cosa consiste il percorso

Un percorso di supporto psicologico per la perdita di peso si svolge tramite una serie di sedute psicoterapeutiche, in presenza o online, a cadenza regolare. Questi incontri accompagnano il piano di dimagrimento, supportando e rendendo davvero completo il programma impostato in ambulatorio, in cooperazione costante con gli altri specialisti coinvolti.

I risultati

Grazie a un percorso psicoterapeutico mirato, l’individuo diventa egli stesso l’esperto e riesce a modificare il proprio stile di vita. Il terapeuta non dà delle direttive, bensì offre supporto nella ricerca delle strategie migliori per costruire il cambiamento e perseguire gli obiettivi.
In questo modo, il paziente non solo riuscirà a ritrovare il proprio benessere psicofisico, ma imparerà a gestire tutto questo nel lungo termine, proteggendosi dal ricadere in meccanismi dannosi.
In verità, infatti, un corretto stile di vita non consiste semplicemente nel seguire una dieta sana, essere in normopeso, fare attività fisica costante: è dato dall’attenzione amorevole verso il proprio benessere globale e verso tutti gli elementi che vi contribuiscono. Inclusi i pensieri.

Disbiosi Intestinale: cos’è e come prevenirla

L’intestino ed il suo benessere, tra batteri ed irritazioni: scopriamo la Disbiosi intestinale.

L’intestino è un organo fondamentale nel nostro organismo, da cui dipende lo stato della nostra salute, non solo intestinale. Il nostro stile di vita è spesso squilibrato e bisogna prestare attenzione alle irritazioni intestinali e a prevenire eventuali dismetabolismi.

Cos’è la Disbiosi intestinale?

La Disbiosi intestinale è un’instabilità microbica provocata da una crescita anormale di batteri, che a loro volta provocano uno squilibrio, con conseguente irritazione.

Nell’intestino umano sono contenuti molteplici microrganismi capaci di unire vitamine ed altre sostanze necessarie all’organismo per far sì che avvengano le funzioni di ogni giorno, tra cui il mantenimento e la regolazione della funzionalità della barriera intestinale. Questo insieme viene chiamato Microbiota Intestinale, il cui scopo è anche quello di ostacolare l’attacco di patogeni e supportare la peristalsi intestinale.

Il termine comune del Microbiota è “flora intestinale” e ha uno stretto legame con il nostro sistema immunitario, andando a regolare la risposta immunologica del nostro organismo, e nello specifico dell’intestino.

Cos’è il Microbiota e cosa succede quando si ha un’alterazione del Microbiota?

Il Microbiota è quell’insieme di microrganismi necessario per la digestione di alimenti e che protegge come una barriera fisica da ceppi patogeni, abbattendoli e trasformandoli in sostanze non tossiche per il nostro organismo come proteine, ormoni, neurotrasmettitori, vitamine ed altri.

Ecco che, quando vi è un’alterazione del Microbiota, il nostro intestino comincerà a funzionare in maniera errata senza svolgere la sua quotidiana funzione, cioè non digerendo bene, con conseguente gonfiore addominale. Questo peggioramento fisico viene denominato Disbiosi intestinale.

Come riconoscere la Disbiosi intestinale?

Questo disturbo è facilmente riconoscibile, poiché ha effetti individuabili nella vita quotidiana:

  • Gonfiore addominale;
  • Cattiva digestione;
  • Meteorismo;
  • Stipsi;
  • Infezioni genitali (che si tramutano in cistite o candida)

Le intolleranze alimentari indirette sono tra quei disturbi legati a questa problematica. Questo è dovuto dall’incapacità dei villi intestinali che infiammandosi non possono più assorbire le sostanze che ingeriamo.

E’ importante conoscere (effettuando dei test) il benessere del nostro intestino e del microbiota nello specifico per evitare obesitàdiabete di tipo 2sindrome metabolicamalattie intestinali varie, allergie.

Cosa causa la Disbiosi intestinale?

Questa avviene per vari motivi a volte causati da noi stessi, come un’alimentazione non equilibrata, assumendo quindi eccessivi carboidratigrassi animali, vitamine o al contrario iponutrizione, o assumendo farmaci come antibiotici ed antinfiammatori in dosi eccessive o per ultimi, iniezioni per curare enteriti, gastroenteriti o colite.

Alterare la mucosa intestinale causa quindi un varco aperto per germi o molecole che possono sfociare in malattie vere e proprie. Si va incontro, dunque, a infiammazioni croniche associate da un aumento del peso e di accumuli di grasso.

Quali sono gli esami da effettuare per diagnosticare la disbiosi intestinale?

È importante conoscere la composizione del nostro microbiota per poter anticipare eventuali condizioni di disordine intestinale quali, appunto, la disbiosi.

Il test da effettuare è l’esame del microbiota intestinale, il Disbio-Test.

È consigliabile sottoporsi a questa tipologia di test in vari momenti della vita, quali l’arrivo di sintomi intestinali come cistiti, uretriti, stipsi, per poter prevenire peggioramenti; in caso di sovrappeso e obesità, optando per piani nutrizionali ad hoc; durante l’infanzia, per poter assicurare una maturazione intestinale adatta, e la vecchiaia, limitando gli effetti di questo avanzamento; in gravidanza e allattamento, per migliorare lo sviluppo microbico del neonato; all’inizio della menopausa, per poter assicurare alla donna un supporto in questo momento di cambiamento fisico ed ormonale; per chi segue dei piani nutrizionali specifici, come gli sportivi che esercitano questa attività a livello agonistico, migliorandone così i risultati da perseguire.

Cosa verrà analizzato nel Disbio-Test?

Alcuni parametri necessari, quali la biodiversità e il grado di disbiosi, saranno valutati durante l’esame. Saranno valutati anche il numero di batteri presenti, il numero di proteine, la mucosa, gli acidi grassi che se in maggiori quantità possono alterare la barriera intestinale e quali sono i batteri patogeni che provocano le infiammazioni intestinali.

In cosa consiste tecnicamente, come avviene il Disbio-Test?

Il Disbio-Test consiste in un prelievo attraverso un semplice esame delle feci, successivamente analizzato nel laboratorio specializzato preposto, che andrà a cercare due molecole che, se presenti in alte concentrazioni, potrebbero causare uno squilibrio della flora batterica.

È importante sottoporsi al test per determinare la patologia.

La diagnosi:

Nel momento dell’esito del disbio-test, lo specialista di LabQuarantadue con i risultati alla mano, deciderà quale percorso seguire per curare il paziente; potrebbe essere necessario apportare delle modifiche nelle proprie abitudini alimentari (con un piano nutrizionale ad hoc) o una cura farmacologica, se necessario.

Le indicazioni terapeutiche dello specialista dovranno poi essere affiancate da un nutrizionistache andrà a risolvere i disturbi correlati, aggiungendo al piano alimentare dei fermenti lattici, probiotici, utili al ripristino della flora batterica, minacciata da questi microrganismi micotici.

La visita nutrizionale con consegna del piano alimentare sarà necessaria per il paziente.

Il nutrizionista seguirà il percorso del paziente in ogni fase, decidendo un percorso terapeutico personalizzato ed adatto in base anche alla vita svolta dal paziente, con un susseguirsi di visite successive per conoscere l’efficacia della terapia assegnata ed eventuali cambiamenti da apportare in corso d’opera.

Quali le conseguenze della Disbiosi Intestinale se non curata?

La Disbiosi Intestinale se non curata può provocare svariate malattie legate alle funzioni epatiche e renali, quindi un concatenarsi di altre patologie, nonché un fattore di rischio per poliposi e colon irritabile, diminuendo notevolmente la qualità di vita di chi ne soffre.
Prenota un consulto con i nostri specialisti di LabQuarantadue per saperne di più, contattaci!

Mutidisciplinarietà, affidarsi ad un team di specialisti per perdere i chili accumulati durante l’estate

Se si pensa che durante l’estate si tende a perdere peso, si è molto lontani dalla verità.
Il caldo, contrariamente a quanto tutti pensano, fa ingrassare, è tutta una questione di metabolismo rallentato, liquidi e calorie immagazzinate come se fossero grassi …

L’estate, insomma, è la stagione che fa ingrassare, ma non c’è da disperarsi, perché per evitare che l’aumento di peso estivo comprometta il proprio fisico è possibile:

  • Trovare la giusta chiave per affrontare il caldo nel migliore dei modi;
  • Provvedere a perdere i chili presi al termine della stagione, magari affidandosi a un team di esperti
    nel settore.

Peso estivo, una questione di metabolismo

L’esposizione al caldo torrido durante l’estate causa un’inevitabile perdita di energie, a tal punto che il metabolismo rallenta rispetto ai ritmi che solitamente ha durante la stagione fredda.
Durante l’inverno, quando la temperatura corporea è più alta di quella esterna, il mantenimento della stessa temperatura richiede un grande dispendio di energie, che si traduce in calorie bruciate dal corpo per ottenere tale risultato.

In estate, però, per mantenere la temperatura corporea a un certo livello, non è necessario bruciare molte calorie, perché – con l’innalzamento delle temperature – l’ipotalamo (la ghiandola che regola le funzioni primarie dell’organismo) fa diminuire il metabolismo basale.
Questo causa un abbassamento della produzione di calorie e, insomma, il metabolismo in blocco subisce un forte rallentamento, facendo in modo tale che tutto quello che si mangia venga trasformato in grasso (a meno che non si esegua un’attività fisica).

Con il sudore si perdono anche le vitamine e i minerali che il nostro corpo utilizza proprio in relazione al metabolismo lipidico e all’azione del bruciare i grassi.
Infatti, se non si assume la corretta quantità di queste sostanze (in particolare di vitamina B1 e B2) viene meno la capacità del nostro corpo di bruciare i grassi, favorendo ulteriormente così l’aumento di peso.

L’estate è anche la stagione del gelato e di altri alimenti ipercalorici, di cui è difficile fare a meno.
Per concedersi comunque qualche sfizio, è bene non perdere mai d’occhio, durante la stagione, l’equilibrio nutrizionale, seguendo perfettamente la propria dieta e senza mai saltare i pasti.
Durante l’estate, caviglie e gambe tendono a essere più gonfie del solito, anche a causa della carenza di potassio nell’organismo (dovuto alla forte sudorazione).

Bere troppo, inoltre, potrebbe portare ad accusare questa sensazione di gonfiore, anche generalizzato.
Pertanto, per risolverla, è necessario moderare il consumo quotidiano di sale e assumere maggiori quantità di potassio attraverso alimenti come:

  • Frutta come avocado e banane;
  • Funghi;
  • Aglio;
  • Verdure di stagione.

In estate, insomma, bisogna prestare molta più attenzione alla quantità di calorie che si assumono nell’arco di una giornata, magari si potrebbe persino pensare di mangiare di più di giorno, in modo da andare a dormire la sera avendo smaltito tutto.
Infatti è stato dimostrato che le calorie ingerite dopo le 22:00 vengono accumulate nell’adipe, perché il processo metabolico entra in fase di riposo.

Perdere il peso estivo con il team di LabQuarantadue

Negli ambulatori LabQuarantadue, i pazienti vengono affidati a un gruppo di specialisti nella perdita del
peso corporeo (anche di quello accumulato durante la stagione estiva).
Si tratta di un team che, seguendo le linee guida della Società Italiana Obesità, offre ai pazienti delle terapie personalizzate per permettere la perdita di peso e il raggiungimento del benessere fisico, mentale e sociale.
I percorsi di LabQuarantadue, infatti, mettono a disposizione dei pazienti dei percorsi di:

  • Prevenzione
  • Diagnosi
  • Trattamento dei principali problemi metabolici, affiancando al paziente un team di esperti che comprende
  • Medici
  • Dietologi
  • Endocrinologi
  • Biologi
  • Nutrizionisti e dietisti
  • Psicoterapeuti

L’approccio di LabQuarantadue, in qualsiasi caso, è multidisciplinare.
Il trattamento del sovrappeso, dell’obesità (e tanto altro) è altamente specializzato e personalizzato, perché dettagliatamente studiato per i singoli pazienti da un’equipe di specialisti in molteplici campi di interesse.

Il fine degli esperti è quello di accompagnare i pazienti nel percorso di cambiamento e di rimessa in forma dall’inizio alla fine, senza mai lasciare ciascuno a sé stesso, in modo tale da raggiungere l’obiettivo clinico, prefissarlo e mantenerlo nel tempo.
Per perdere il peso accumulato durante l’estate, quindi, LabQuarantadue è un’ottima soluzione.
Per farlo, però, è necessario che si segua un piano di dimagrimento e una dietoterapia personalizzata considerando il caso specifico del paziente in cura.

Multidisciplinarietà di LabQuarantadue

Osservando e seguendo il paziente a 360°, in ogni sfaccettatura della sua salute mediante un approccio multidisciplinare, agli specialisti dei team di LabQurantadue è permesso di conoscere a fondo la storia medica e la condizione clinica dei singoli soggetti.
I pazienti, infatti, non devono essere considerati soltanto in base al disturbo che dimostrano esteriormente, magari sottoponendoli persino a piani di cura standardizzati, ma devono essere valutati nella loro unicità e studiati in profondità.
Ecco perché è importante che nell’equipe di specialisti ci siano anche degli psicoterapeuti o, ancora, nutrizionisti e biologi che vadano a creare un percorso unico e adatto a un paziente soltanto.
La multidisciplinarietà è, quindi, un’arma potentissima di cui l’azienda LabQuarantadue è in possesso e grazie alla quale si ottengono risultati finali molto validi e duraturi.

SmartE-HEALTH, i nuovi percorsi dietoterapici online di LabQuarantadue

Per medici e personale sanitario la cura del paziente e il suo benessere psico-fisico sono una priorità.

È per questo motivo che le visite conoscitive con un medico sono così importanti, per un dottore il paziente viene prima di qualsiasi altra cosa e la sua salute e le sue aspettative devono essere rispettate.

Ci sono casi, però, in cui svolgere visite fisiche è difficile sia per i medici che per i pazienti, cosa che si è dimostrata particolarmente vera nel periodo di pandemia, ma anche precedentemente per cause differenti.

Non sempre conciliare gli impegni quotidiani e lavorativi è possibile, specialmente se gli ambulatori per le visite mediche sono lontani rispetto al posto in cui si abita.

Per questo è nata e si è diffusa notevolmente la telemedicinaovvero la possibilità di effettuare consulti medici in videochiamata con il proprio medico e non solo.

Telemedicina e LabQuarantadue

LabQuarantadue mette a disposizione un’equipe di medici, psicologi e altri professionisti della salute in modo che si venga a creare per ogni paziente un piano di trattamento sanitario specializzato e personalizzato, così da raggiungere per tempo l’obiettivo clinico stabilito.

Le visite effettuate con i medici e gli esperti di LabQuarantadue possono essere:

  • Fisiche presso gli Ambulatori LabQuarantadue di Brescia, Milano, Bergamo, Verona;
  • In via telematica, grazie al servizio di Telemedicina.

L’opzione di effettuare televisite è offerta da LabQuarantadue proprio per rispondere alle esigenze dei più, rendendo i servizi offerti dall’azienda

  • accessibili a quanti più utenti possibile
  • immediati
  • semplici.

Con la Telemedicina si può usufruire sia di video – colloqui preliminari con i medici e altri specialisti sia, successivamente, di video-visite (anche di controllo durante lo svolgimento di un determinato percorso) attraverso smartphone, tablet e computer.

I servizi terapeutici personalizzati sono quindi eseguibili comodamente e direttamente da casa, senza rinunciare alla competenza degli specialisti di LabQuarantadue e senza che l’efficacia dei trattamenti venga compromessa.

I pazienti, infatti, anche se a distanza vengono costantemente monitorati e le visite periodiche di controllo in video conservano la stessa efficienza di quelle fisiche.

I percorsi #SmartE-HEALTH

 I percorsi #SmartE–HEALTH sono, appunto, percorsi offerti da LabQuarantadue a cui i pazienti decidono di sottoporsi in maniera telematica.

Prenotare gli appuntamenti con gli specialisti è semplice e veloce, grazie all’applicazione PrenotaLab.

Si tratta di piani di dimagrimento personalizzati e che permettono il mantenimento dei risultati. Anche se a distanza, è garantito il monitoraggio dei progressi dei pazienti dagli stessi medici che hanno pensato al programma su misura.

Come procede il trattamento dei pazienti a distanza?

Se il paziente dovesse scegliere di seguire il percorso #SmartE-HEALTH con LabQuarantadue, le visite successive – sempre svolte in videochiamata – sono da accompagnare a un attento monitoraggio della situazione mediante appositi dispositivi quali

  • Bilancia dotata di impendenziometria (BIA), per monitorare peso e composizione corporea

  • Metro, per la rilevazione delle misure corporee

Gli strumenti vengono direttamente forniti da LabQuarantadue quando si decide di intraprendere il percorso e permettono ai medici che seguono il programma del paziente di tenere sotto controllo i parametri fondamentali per la sua salute.

Inoltre questi strumenti dialogano con il nostro software di Telemedicina e sono in grado di trasmettere i risultati agli specialisti che, monitorando l’andamento della terapia, aiutano i singoli pazienti a raggiungere gli obiettivi prefissati e a fissarne di nuovi.

Periodicamente il paziente è contattato dall’equipe di LabQuarantadue per un check di controllo, sempre garantendo un dialogo visivo sicuro e efficace.

I percorsi #SmartE-HEALTH prevedono una serie di videochiamate con tutti i medici e gli esperti che hanno a che fare con la terapia personalizzata di ciascun paziente.

SmartE-Basic, SmartE-Cheto, SmartE-ConTe

I programmi di telemedicina (percorsi #SmartE–HEALTHdi LabQuarantadue sono tre e dai validi risultati

  • SmartE-BASIC, è un programma nutrizionale e di dimagrimento sicuro e duraturo.
    Permette di raggiungere gli obiettivi usufruendo di adeguati strumenti e insegnamenti per la gestione dell’alimentazione.
    È un percorso adatto a chi vuole perdere peso e riattivare il metabolismo, anche a chi vuole migliorare il rapporto con il cibo e con il proprio corpo.

 

  • SmartE-CHETO, un percorso basato sulla dieta chetogenica della durata di 21 giorni. Si tratta di un processo che porta il corpo a produrre energia autonomamente, grazie al processo di chetosi. È un percorso adatto a chi vuole perdere peso in modo rapido e duraturo, preservando la massa magra.

 

  • SmartE-CONTE, un programma di dimagrimento studiato dai biologi nutrizionisti di LabQuarantadue per iniziare con successo un percorso serio di perdita di peso. È un percorso adatto a chi soffre di grave sovrappeso e obesità con problematiche dismetaboliche che necessitano di un supporto integrato con il medico dietologo e il nutrizionista. Il tutto direttamente da casa.